Le stock options. Quel mondo oscuro e affascinante dove la gente perde soldi in modi creativi.

Oggi parliamo di derivati. Di strumenti che possono farti guadagnare il 1000% o perdere tutto in un giorno. Di roba complicata che dovrebbe essere riservata a chi sa cosa sta facendo.

E prima di partire, il disclaimer più grande che io abbia mai scritto.

ATTENZIONE: Le options sono strumenti avanzati e pericolosi. Se non capisci perfettamente come funzionano, NON usarle. Questo articolo è educativo, non è un invito a fare trading. La maggior parte di chi usa options perde soldi. Tu probabilmente sarai nella maggioranza.

Detto questo, andiamo.

Cos’è una stock option (in parole semplici)

Un’option è un contratto. Niente di magico. Un contratto tra due persone.

Una persona paga un premio per avere un diritto futuro. L’altra persona incassa il premio e si prende un obbligo futuro.

Esempio concreto: vuoi comprare la mia bici usata. Ma non sei sicuro. Allora mi dici: “Guarda, ti do 10 euro oggi. In cambio, tu mi garantisci che per i prossimi 30 giorni io posso comprare la tua bici a 100 euro. Se tra 30 giorni cambio idea, pazienza. Ma se voglio comprarla, tu me la devi vendere a 100 euro.”

Io accetto. Incasso 10 euro subito. Tu hai il diritto (non l’obbligo) di comprarmi la bici a 100 euro entro 30 giorni.

Questa è un’option. Un contratto che ti dà un diritto, non un obbligo.

I due tipi di options: Call e Put

Ci sono due tipi base di options:

CALL: il diritto di comprare qualcosa a un prezzo stabilito entro una certa data.

PUT: il diritto di vendere qualcosa a un prezzo stabilito entro una certa data.

Esempio Call: Nvidia sta a 100 dollari oggi. Compro una call che mi dà il diritto di comprare Nvidia a 110 dollari entro fine mese. Pago 5 dollari di premio.

  • Se tra un mese Nvidia sta a 130, esercito la call. Compro a 110, rivendo a 130. Guadagno 20 dollari (meno i 5 di premio). Profitto: 15 dollari.
  • Se tra un mese Nvidia sta a 90, non esercito. Ho buttato 5 dollari.

Esempio Put: Tesla sta a 200 dollari oggi. Compro una put che mi dà il diritto di vendere Tesla a 180 dollari entro fine mese. Pago 3 dollari di premio.

  • Se tra un mese Tesla sta a 150, esercito la put. Compro a 150, vendo a 180 (grazie alla put). Guadagno 30 dollari (meno i 3 di premio). Profitto: 27 dollari.
  • Se tra un mese Tesla sta a 220, non esercito. Ho buttato 3 dollari.

Gli ingredienti di un’option

Ogni option ha quattro ingredienti:

  1. Asset sottostante (Nvidia, Tesla, S&P 500, etc.)
  2. Strike Price (il prezzo concordato)
  3. Scadenza (expiration date)
  4. Premio (quanto costa)

E quando compri o vendi un’option, sei:

  • Long = hai comprato l’option (hai un diritto)
  • Short = hai venduto l’option (hai un obbligo)

Long Call vs Short Call: chi guadagna cosa

Facciamo un esempio pratico.

Long Call (compri una call):

  • Paghi un premio
  • Guadagni se il prezzo sale sopra lo strike price
  • Perdi al massimo il premio pagato
  • Puoi guadagnare potenzialmente infinito

Short Call (vendi una call):

  • Incassi un premio
  • Guadagni se il prezzo NON sale sopra lo strike price
  • Perdi potenzialmente infinito se il prezzo schizza verso l’alto

Vendere call “naked” (senza possedere il sottostante) è pericolosissimo. Se il prezzo esplode, devi comprare l’asset a prezzo di mercato per consegnarlo a chi ha comprato la call. Perdite illimitate.

Long Put (compri una put):

  • Paghi un premio
  • Guadagni se il prezzo scende sotto lo strike price
  • Perdi al massimo il premio pagato

Short Put (vendi una put):

  • Incassi un premio
  • Guadagni se il prezzo NON scende sotto lo strike price
  • Perdi al massimo lo strike price (se l’asset va a zero)

In the Money, At the Money, Out of the Money

Questo è il linguaggio base delle options.

In the Money (ITM): l’option ha già valore intrinseco. Se la eserciti ora, ci guadagni.

  • Call ITM: il prezzo attuale è sopra lo strike price (es: Tesla sta a 120, la mia call ha strike 100)
  • Put ITM: il prezzo attuale è sotto lo strike price (es: Tesla sta a 80, la mia put ha strike 100)

At the Money (ATM): l’option ha strike price vicino al prezzo attuale. È sulla linea.

Out of the Money (OTM): l’option non ha valore intrinseco. Se la eserciti ora, ci perdi.

  • Call OTM: il prezzo attuale è sotto lo strike price (es: Tesla sta a 80, la mia call ha strike 100)
  • Put OTM: il prezzo attuale è sopra lo strike price (es: Tesla sta a 120, la mia put ha strike 100)

Il prezzo di un’option: intrinseco vs estrinseco

Il prezzo (premio) di un’option è fatto di due parti:

Valore intrinseco: quanto vale ORA se la eserciti. Se Tesla sta a 120 e ho una call con strike 100, il valore intrinseco è 20 dollari.

Valore estrinseco (time value): il valore della “speranza”. Quanto paghi per la possibilità che l’option diventi profittevole prima della scadenza.

Il valore estrinseco dipende da tre cose:

  1. Tempo residuo: più manca alla scadenza, più vale. A Roma-Lazio, una scommessa sulla vittoria della Lazio vale di più al primo minuto che all’89°.
  2. Distanza dallo strike price: più sei vicino al prezzo di mercato (at the money), più il valore estrinseco è alto. Perché ogni piccolo movimento può farti vincere o perdere.
  3. Volatilità implicita: se l’asset si muove tanto, l’option vale di più. Se Nvidia fa +50% e -30% ogni mese, un’option su Nvidia vale molto. Se un’azione sta ferma da anni, l’option vale poco.

La trappola psicologica: “Posso guadagnare tantissimo e perdere poco”

Molti venditori di corsi ti dicono: “Con le options rischi poco e guadagni tanto!”

È una bugia.

Sì, con una call puoi investire 100 euro e guadagnarne 10.000. Ma la probabilità è bassissima.

E se perdi? Perdi il 100% di quei 100 euro.

Esempio concreto: compri una call su Tesla a 300 dollari di strike. Tesla sta a 250. Scade tra una settimana. Paghi 50 dollari.

  • Probabilità che Tesla arrivi a 300 in una settimana: 5%
  • Probabilità che perdi tutto: 95%

Non è “rischio poco”. È “investo poco, ma perdo quasi sempre tutto quello che investo”.

Come si usano le options (le strategie base)

1. Lottery ticket (long call deep out of the money)

Compri call lontanissime dal prezzo attuale. Tipo: Tesla sta a 200, compri call a 400 che scadono tra un mese.

Costa poco (tipo 10 dollari). Se Tesla esplode, guadagni tantissimo. Ma probabilmente perdi tutto.

È letteralmente una scommessa. Un gratta e vinci.

2. Leva (long call deep in the money)

Compri call con strike price molto sotto il prezzo attuale. Tipo: Tesla sta a 200, compri call a 100.

In pratica stai comprando Tesla con leva 2x. Costa meno che comprare l’azione, ma ti muovi come se l’avessi comprata.

Rischio: se Tesla scende molto, perdi tutto.

3. Covered call (vendere call su asset che possiedi)

Possiedi 100 azioni di Tesla. Le vendi a 220 oggi? No, aspetti. Ma intanto vendi una call con strike 230 che scade tra un mese. Incassi 5 dollari.

  • Se Tesla resta sotto 230: tieni le azioni + 5 dollari di premio. Win.
  • Se Tesla va sopra 230: devi vendere a 230, ma incassi comunque + 5 di premio. Hai perso l’upside sopra 230, ma hai comunque guadagnato.

Questa è una delle strategie meno rischiose. La uso personalmente su alcuni ETF.

4. Cash-secured put (per comprare asset che vuoi comunque)

Vuoi comprare Tesla a 200 dollari. Oggi sta a 220. Invece di aspettare, vendi una put con strike 200 che scade tra un mese. Incassi 4 dollari.

  • Se Tesla scende a 200 o sotto: te la compri a 200 (come volevi) + hai già incassato 4 dollari. Win.
  • Se Tesla sta sopra 200: non te la compri, ma incassi 4 dollari. Win parziale (non hai l’azione, ma hai guadagnato).

Sembra un trucco. Ma non lo è. Se Tesla schizza a 300, tu hai perso l’opportunità.

5. La “Wheel Strategy” (e perché non funziona sempre)

Strategia popolare:

  1. Vendi put su un asset. Se scende, te lo compri.
  2. Quando ce l’hai, vendi covered call. Se sale, lo vendi.
  3. Ripeti.

Sembra un modo per “vincere sempre”. Incassi premi continuamente.

Il problema? Se l’asset crolla o esplode, la strategia si rompe.

  • Crolla: ti ritrovi con azioni di un’azienda fallita e nessuno vuole più comprare le tue call.
  • Esplode: vendi l’asset troppo presto e poi devi comprare put a prezzi alti dove nessuno vuole più venderle.

Funziona solo se l’asset oscilla attorno a un prezzo stabile. Se si muove tanto in una direzione, ti fotte.

Gli spread bid-ask: il costo nascosto

Le options hanno spread bid-ask spesso larghi. Molto larghi.

Esempio: una call su un ETF.

  • Bid (prezzo a cui qualcuno compra): 0,30
  • Ask (prezzo a cui qualcuno vende): 0,50

Se compri a 0,50 e rivendi subito a 0,30, hai perso il 40%. Prima ancora di fare qualsiasi mossa.

Su asset poco liquidi, lo spread può essere del 20-30%. È un costo invisibile ma devastante.

Quando NON usare le options

Praticamente sempre, se sei principiante.

Ma più specificamente:

❌ Non usarle se non capisci PERFETTAMENTE come funzionano

❌ Non usarle se pensi di “fare soldi facili”

❌ Non usarle se hai letto un corso su Instagram

❌ Non usare “naked options” (vendere call/put senza copertura) MAI

❌ Non usarle con soldi che non puoi permetterti di perdere

❌ Non usarle se sei emotivo e impulsivo

Quando (forse) usarle

Le uniche strategie che hanno senso per investitori normali:

Covered call su ETF che già possiedi: per generare un po’ di income extra, accettando di perdere upside se il mercato sale molto.

Cash-secured put su asset che vuoi comunque comprare: per entrare a un prezzo che ti piace, incassando un premio nel frattempo.

Long put come assicurazione: per proteggerti da crolli improvvisi (ma costa, e spesso è sprecato).

Tutto il resto è speculazione. E la speculazione, statisticamente, perde.

Le tasse sulle options (in Italia e Svizzera)

In Italia: le plusvalenze su options sono tassate al 26% come capital gain. Se usi un broker con regime amministrato, lo fanno loro. Altrimenti devi dichiarare tutto.

In Svizzera: capital gain non tassato (per investitori privati). Ma attenzione: usare derivati può farti classificare come “trader professionista” e quindi tassato come reddito. È un’area grigia.

Consiglio: parla con un commercialista prima di fare casino.

Le options sugli ETF: più semplici, meno volatili

Vendere covered call su singole azioni è rischioso. Le azioni si muovono tanto.

Vendere covered call su ETF (tipo VT, SPY, QQQ) è più gestibile. Gli ETF sono meno volatili, quindi:

  • I premi sono più bassi
  • Ma il rischio è più basso
  • E dormi meglio

Io uso covered call su alcuni ETF. Non su tutti. Solo su quelli che non mi dispiacerebbe vendere a un certo prezzo.

Gli ETF a covered call: sì o no?

Esistono ETF che vendono covered call automaticamente. Tipo QYLD (basato su Nasdaq 100).

Pros:

  • Danno dividendi altissimi (8-12% annuo)
  • Stabilità maggiore nei ribassi

Cons:

  • Non salgono quando il mercato sale tanto
  • Il total return è spesso inferiore al semplice buy-and-hold
  • Illusione del “income” (in realtà stai vendendo upside)

Ben Felix ha fatto un ottimo video su questo: “The Covered Call Income Illusion”. Guardatelo.

La mia opinione: possono avere senso per chi è in pensione e vuole income stabile. Non per chi sta ancora accumulando.

Ricapitolando: options in 10 punti

  1. Le options sono contratti che danno diritti (non obblighi) a chi le compra
  2. Call = diritto di comprare. Put = diritto di vendere
  3. Il prezzo ha due parti: intrinseco (valore ora) + estrinseco (speranza futura)
  4. Il tempo che manca, la volatilità e la distanza dallo strike influenzano il prezzo
  5. Comprare options = rischio limitato al premio, ma perdi spesso
  6. Vendere options = incassi subito, ma rischio potenzialmente illimitato
  7. Le strategie più “sicure”: covered call e cash-secured put
  8. La wheel strategy sembra figata ma si rompe facilmente
  9. Gli spread bid-ask sono un costo nascosto importante
  10. Se non capisci, non usarle. Fine.

Risorse per approfondire

Se vuoi davvero studiare le options (e non solo fare casino):

  • ProjectFinance su YouTube: “Options Trading for Beginners” – 17 milioni di views, ben fatto
  • Veritasium: video sulla Black-Scholes formula (come si prezzano le options)
  • Early Retirement Now: serie di articoli sulle options (per investitori avanzati)
  • Ben Felix: “The Covered Call Income Illusion” (per capire perché non sono soldi facili)

Il mio uso personale (non è un consiglio)

Io uso options in modo limitato:

  • Covered call su alcuni ETF: circa il 4-5% di income annuo extra. Accetto di perdere upside se il mercato esplode.
  • Qualche lottery ticket per gioco: tipo long put su Nvidia quando il mercato mi sembra troppo euforico. Soldi che posso permettermi di buttare.
  • Zero naked options: mai vendere call/put senza copertura. Mai.

Non uso la wheel strategy. Non faccio spread complessi. Non faccio day trading su options.

Le tratto come strumenti di “fine tuning” del portfolio. Non come strategia principale.

Conclusione: le options non sono per tutti

Le options sono bisturi. Puoi usarli per fare operazioni precise e chirurgiche. O puoi tagliarti le vene.

La maggior parte della gente si taglia le vene.

Se sei investitore principiante, non toccarle. Concentrati su ETF a basso costo, asset allocation sensata, buy and hold.

Se hai già un portfolio solido e vuoi sperimentare, studia per mesi prima di fare la prima operazione. E inizia con covered call su ETF, non con roba esotica.

E ricorda: ogni strategia che sembra “soldi facili” è una trappola. Le options non sono un cheat code. Sono strumenti complessi con tradeoff precisi.

Chi ti vende corsi su “come diventare ricco con le options” sta guadagnando vendendo corsi, non tradando options.

Capito?

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