Hai deciso di comprare un’azione. Vai sul broker, cerchi l’azienda, e vedi il prezzo: 150 euro.
Domanda: è tanto o poco?
Rispetto a cosa? Rispetto a ieri? Rispetto ai concorrenti? Rispetto agli utili dell’azienda?
Ecco, oggi iniziamo a rispondere a queste domande. Parliamo di analisi fondamentale: il metodo per capire se un’azione costa troppo, troppo poco, o il giusto.
Non è una cosa che si impara in una lezione. Ci vogliono ore di studio, esperienza, errori. Ma oggi facciamo i primi passi.
Cosa cuciniamo oggi:
- Perché dovresti comprare azioni singole (se hai già ETF)
- Cos’è l’analisi fondamentale
- Il valore intrinseco non esiste (o meglio, è soggettivo)
- Da dove si parte: il bilancio
- L’evoluzione dell’analisi fondamentale
- Gli indicatori finanziari: confronti, non numeri assoluti
- P/E Ratio: l’indicatore più famoso (ma non perfetto)
- E se l’azienda non fa utili?
- Fatturato vs Utili: non è la stessa cosa
- Margini: quanto rimane dopo i costi
- Altri indicatori di redditività
- Portafoglio Core vs Satellite
- Il rischio non si elimina mai
- Ricapitolando
Perché dovresti comprare azioni singole (se hai già ETF)
Finora abbiamo parlato tanto di ETF. Diversificazione, costi bassi, semplici da gestire.
Ma alcune persone vogliono comprare anche azioni singole. Perché?
Motivo 1: Dentro l’ETF ci sono aziende che non ti piacciono. Magari hai un ETF sull’S&P 500, ma dentro ci sono società di petrolio e tu vuoi evitarle.
Motivo 2: Sei convinto che una specifica azienda farà benissimo nei prossimi anni e vuoi puntare direttamente su quella, senza comprare anche le altre 499 dell’indice.
Motivo 3: Vuoi un portafoglio “satellite” più rischioso, accanto al portafoglio “core” di ETF.
Ok, legittimo. Ma ora si pone il problema: come fai a capire se quella singola azione vale la pena comprarla?
Cos’è l’analisi fondamentale
L’analisi fondamentale è un metodo per valutare le azioni guardando i dati economici e finanziari dell’azienda.
L’obiettivo? Arrivare a una stima del valore intrinseco dell’azione. Cioè: quanto dovrebbe valere veramente quell’azione, in base ai numeri dell’azienda.
Se il prezzo di mercato è inferiore al valore intrinseco → l’azione è sottovalutata → potrebbe essere un buon investimento.
Se il prezzo di mercato è superiore al valore intrinseco → l’azione è sopravvalutata → potrebbe essere un cattivo investimento.
Semplice, no?
Peccato che il valore intrinseco non sia un numero oggettivo.
Il valore intrinseco non esiste (o meglio, è soggettivo)
Qui casca l’asino.
Il valore intrinseco di un’azione dipende da chi lo calcola. Due investitori possono guardare gli stessi dati e arrivare a due valori diversi.
Perché?
- Danno importanza a cose diverse. Uno guarda soprattutto agli utili, l’altro al debito.
- Vedono rischi diversi. Uno pensa che l’azienda sia rischiosa e quindi vuole comprarla a sconto. L’altro la vede più sicura e accetta di pagarla di più.
- Hanno aspettative diverse sul futuro. Uno pensa che l’azienda crescerà tantissimo, l’altro è più scettico.
Quindi no, non c’è una formula magica che ti dice “questa azione vale esattamente X euro”.
L’analisi fondamentale ti dà strumenti per fare una tua valutazione. Poi sta a te decidere.
Da dove si parte: il bilancio
Per analizzare un’azienda, si parte dal bilancio di esercizio.
È un documento contabile che riassume la situazione patrimoniale, economica e finanziaria di un’azienda in un periodo di tempo (di solito un anno o un trimestre).
È composto da tre documenti principali:
1. Stato patrimoniale: Mostra attività, passività, capitale netto. In pratica, cosa possiede l’azienda, cosa deve, e quanto vale.
2. Conto economico: Mostra ricavi, costi, utili (o perdite). In pratica, quanto ha guadagnato e quanto ha speso.
3. Rendiconto finanziario: Mostra i flussi di cassa. Quanto denaro entra e quanto esce concretamente.
A questi si aggiunge la nota integrativa, che spiega cose più tecniche: politiche contabili, operazioni straordinarie, ecc.
Dove trovi questi documenti?
Ogni azienda quotata in borsa ha l’obbligo di rendere pubblici questi documenti.
Li trovi sul sito dell’azienda, nella sezione “Investor Relations”. Cerca su Google: “[nome azienda] investor relations”.
Esempio: “Apple investor relations” → trovi tutto.
Nota: la finanza parla inglese. Abituati a cercare termini in inglese. E se non capisci qualcosa, vai su Investopedia (il dizionario economico più completo del mondo).
L’evoluzione dell’analisi fondamentale
Ai tempi di Benjamin Graham (il mentore di Warren Buffett e autore di “L’investitore intelligente”), si guardava soprattutto al presente.
Oggi no. Le aziende crescono velocemente, in modo esponenziale. Quindi si guarda molto di più al futuro.
Non basta chiedersi: “Come sta questa azienda oggi?”
Bisogna chiedersi: “Come starà tra 5 o 10 anni?”
E ovviamente, prevedere il futuro è difficile. Per questo l’analisi fondamentale non è una scienza esatta.
Gli indicatori finanziari: confronti, non numeri assoluti
Ok, hai il bilancio. Ora guardi i numeri.
Ma come fai a capire se sono buoni o cattivi?
Un debito di 10 miliardi di euro è tanto o poco? Dipende. Se l’azienda è Eni, è gestibile. Se l’azienda è una startup, è un disastro.
Gli utili di 5 miliardi sono tanti? Dipende. Se il fatturato è 6 miliardi, ottimo. Se il fatturato è 100 miliardi, non è granché.
I numeri da soli non dicono nulla. Vanno confrontati.
Confrontati con cosa?
- Con i concorrenti. Come va l’azienda rispetto ad altre dello stesso settore?
- Con se stessa nel passato. Sta migliorando o peggiorando?
Ma attenzione: i confronti devono essere sensati. Non confrontare Apple con Ferrari. Confronta Apple con Microsoft, Google, aziende tech simili.
P/E Ratio: l’indicatore più famoso (ma non perfetto)
Il P/E ratio (Price-to-Earnings ratio) è l’indicatore più usato.
È il rapporto tra il prezzo dell’azione e l’utile per azione.
Formula: P/E = Prezzo azione / Utile per azione
Cosa significa? Quante volte stai pagando gli utili dell’azienda.
Esempio:
- Azione costa 100 euro
- Utile per azione: 5 euro
- P/E = 100 / 5 = 20
Stai pagando l’azienda 20 volte i suoi utili.
È tanto o poco?
Warren Buffett ha detto più volte che un P/E sopra 15-20 è spesso segno di sopravvalutazione.
Ma non è una regola assoluta.
Guarda Tesla: P/E di 73.
Guarda Nvidia: P/E di 183.
Sono sopravvalutate?
Forse. O forse il mercato si aspetta che gli utili crescano tantissimo nei prossimi anni, e quindi sta “prezzando” il futuro.
Ecco il punto: il mercato si muove sulle aspettative future, non sul presente.
Se pensi che Tesla diventerà il leader globale nei veicoli elettrici e nell’energia, un P/E di 73 potrebbe avere senso. Se pensi che non crescerà così tanto, è sopravvalutata.
Varianti del P/E
P/E TTM (Trailing Twelve Months): Usa gli utili degli ultimi 12 mesi. Più aggiornato rispetto all’ultimo bilancio annuale.
P/E Forward: Usa gli utili attesi per i prossimi 12 mesi. Da prendere con le pinze, perché sono stime.
E se l’azienda non fa utili?
Alcune aziende non fanno utili. Tipo Uber, che per anni è stata in perdita nonostante fosse quotata e valutasse quasi 100 miliardi di dollari.
In quel caso, non puoi usare il P/E (perché non ci sono utili).
Cosa fai?
Opzione 1: Usi il P/E Forward (basato sugli utili attesi). Ma sono stime, quindi rischiose.
Opzione 2: Usi il P/S ratio (Price-to-Sales ratio): rapporto tra prezzo e fatturato.
Formula: P/S = Prezzo azione / Fatturato per azione
Meno preciso, ma utile per aziende in crescita che ancora non sono profittevoli.
Fatturato vs Utili: non è la stessa cosa
Il fatturato è quanto incassa l’azienda.
L’utile è quanto le rimane dopo aver pagato tutti i costi.
Esempio: Walmart fattura 600 miliardi di dollari all’anno. Ma gli utili? Solo 11 miliardi.
Altro esempio: le case automobilistiche come Stellantis e Volkswagen fatturano rispettivamente 180 e 280 miliardi. Gli utili? Poco più di 15 miliardi ciascuna.
Morale: il fatturato alto non significa profitti alti.
E i mercati si muovono sugli utili, non sul fatturato.
Margini: quanto rimane dopo i costi
Il margine lordo indica quanto rimane all’azienda dopo aver tolto i costi diretti per produrre il bene o servizio.
Formula: Margine lordo = (Fatturato – Costi produzione) / Fatturato
Esempio:
- Fatturato: 100 milioni
- Costi produzione: 40 milioni
- Margine lordo: (100 – 40) / 100 = 60%
Chi ha margini alti? Le aziende software, che hanno costi bassi e alta scalabilità.
Chi ha margini bassi? Chi produce beni fisici, tipo auto o elettronica.
C’è anche il margine operativo, che tiene conto di tutti i costi operativi (marketing, distribuzione, ecc.), ma esclude interessi sul debito e operazioni finanziarie.
Altri indicatori di redditività
ROE (Return on Equity): Quanto rende il capitale proprio.
Formula: ROE = Utile netto / Patrimonio netto
ROA (Return on Assets): Quanto rende l’attivo totale.
Formula: ROA = Utile operativo / Attivo totale
ROI (Return on Investment): Quanto rende l’investimento.
Formula: ROI = Utile operativo / Capitale investito
Non devi impararli tutti a memoria. Ma devi sapere che esistono e che servono per confrontare aziende.
Portafoglio Core vs Satellite
Molti investitori dividono il portafoglio in due parti:
Core (grande): ETF diversificati, basso rischio, obiettivo: seguire il mercato.
Satellite (piccola): Azioni singole, investimenti speculativi, obiettivo: battere il mercato (o perdere tutto).
In questo modo, la maggior parte del capitale è al sicuro, ma hai anche una parte più rischiosa per provare a ottenere rendimenti extra.
Il rischio non si elimina mai
Puoi fare l’analisi più accurata del mondo, guardare 50 indicatori, leggere tutti i bilanci.
E poi arriva un evento imprevisto (tipo il COVID) e tutto crolla.
Il rischio non si elimina. Mai.
L’analisi fondamentale ti aiuta a prendere decisioni più informate, ma non ti garantisce il successo.
Ricapitolando
L’analisi fondamentale serve a capire se un’azione è sopravvalutata o sottovalutata rispetto ai suoi dati economici.
Il valore intrinseco non è oggettivo. Ogni investitore arriva a una sua valutazione.
Si parte dal bilancio: Stato patrimoniale, conto economico, rendiconto finanziario.
Gli indicatori vanno confrontati con concorrenti o con l’azienda stessa nel passato.
P/E ratio è il più famoso, ma non basta. Bisogna guardare anche margini, fatturato, utili, ROE, ROA, ecc.
Il mercato prezza il futuro, non il presente. Ecco perché alcune aziende hanno P/E altissimi.
Il rischio non si elimina mai. Eventi imprevisti possono mandare all’aria qualsiasi analisi.
Nelle prossime lezioni entreremo nel dettaglio di tutti questi indicatori e faremo esempi concreti con aziende reali. Analizzeremo bilanci veri, confronteremo competitors, e vedremo come applicare tutto questo nella pratica.
Ci vediamo lì.