C’è un proverbio cinese che viene ripetuto in continuazione nel mondo degli investimenti:
“Il miglior momento per piantare un albero era vent’anni fa. Il secondo miglior momento è adesso.”
Tradotto: il momento migliore per iniziare a investire era anni fa. Ma se non l’hai fatto, il secondo momento migliore è oggi.
Suona bene, vero? E ha senso.
Eppure, tantissime persone rimandano. “I mercati sono ai massimi, aspetto che scendano.” “Non è il momento giusto.” “Tra qualche mese magari.”
E rimandano. E rimandano. E intanto i mercati salgono.
Oggi parliamo dello strumento che, secondo molti, risolve questo problema: il Piano di Accumulo Capitale (PAC).
È davvero la soluzione? Funziona sempre? Quanto si guadagna davvero?
Vediamolo insieme, senza illusioni e senza fuffa.
Cosa cuciniamo oggi:
- Cos’è un PAC (Piano di Accumulo Capitale)
- PAC vs PIC: qual è meglio?
- Come funziona il PAC nella pratica
- Quanto si guadagna con un PAC? (simulazione realistica)
- Strategie di PAC: non tutti i PAC sono uguali
- Ribilanciamento: non puoi stare fermo per 10 anni
- I vantaggi psicologici del PAC (che contano più di quanto pensi)
- Ma ci sono anche svantaggi
- Quanto investire? (domanda da un milione di euro)
- PAC su più ETF: attenzione ai doppioni
- Ricapitolando
Cos’è un PAC (Piano di Accumulo Capitale)
Un PAC è una strategia semplice: investi una somma fissa a intervalli regolari, indipendentemente da come si muove il mercato.
Esempio: decidi di investire 200 euro al mese in un ETF sull’S&P 500. Ogni mese, il 1° o il 15 (o quando ti pare), compri 200 euro di quell’ETF.
Il mercato è salito? Compri.
Il mercato è sceso? Compri.
C’è una crisi? Compri.
Tutti festeggiano? Compri.
Non pensi, non cerchi il momento giusto, non ti fai seghe mentali. Compri e basta.
Questo è il PAC.
PAC vs PIC: qual è meglio?
Nelle lezioni precedenti abbiamo parlato anche del PIC (Piano di Investimento Capitale): investi tutto il capitale disponibile in un colpo solo.
Esempio: hai 10.000 euro. Li investi tutti oggi.
Quale dei due è meglio?
Statisticamente, il PIC batte il PAC il 68% delle volte.
Sì, hai letto bene. Se guardi i dati storici dal 1976 al 2022, investire tutto subito ha dato rendimenti migliori nella maggior parte dei casi.
Perché? Perché i mercati, storicamente, salgono nel lungo periodo. E se tutto il tuo capitale è investito da subito, benefici di tutta la salita.
Con il PAC, invece, una parte del capitale entra più tardi, quindi beneficia meno della salita.
Allora perché tutti parlano del PAC?
Per tre motivi:
1. Non tutti hanno una grossa somma da investire subito.
Se guadagni 1.500 euro al mese e ne metti da parte 200, il PIC non è un’opzione. Puoi fare solo PAC.
2. Il PIC richiede fegato.
Immagina investire 20.000 euro il 1° febbraio 2020, pochi giorni prima del crollo del COVID. A marzo 2020 avresti visto quei soldi dimezzarsi.
Sì, col senno di poi oggi saresti in guadagno. Ma nel mezzo? Avresti dormito tranquillo vedendo -50% sul conto?
Con il PAC, avresti investito solo una piccola parte prima del crollo, e poi avresti continuato a comprare durante il crollo a prezzi più bassi.
3. Il PAC riduce il rischio psicologico.
Vedere tutto il capitale in rosso del 40% è traumatico. Vedere una piccola parte in rosso è gestibile.
Come funziona il PAC nella pratica
Decidi tre cose:
1. Quanto investire ogni mese
Esempio: 100 euro, 200 euro, 500 euro. Dipende dal tuo reddito e dal tuo tasso di risparmio.
2. Con quale frequenza
Mensile è la più comune. Ma puoi fare anche bimestrale o trimestrale se preferisci.
3. Su cosa investire
ETF azionario globale, ETF obbligazionario, mix di entrambi. Lo vedremo tra poco.
Molti investitori automatizzano il PAC. Lo fanno coincidere con il giorno dello stipendio. Arriva lo stipendio, parte l’addebito automatico, il capitale viene investito.
Perché automatizzarlo?
- Non devi pensarci. Una preoccupazione in meno.
- Non salti versamenti. Se devi farlo manualmente, magari un mese “tanto aspetto” e poi te ne dimentichi.
- Ti obblighi a investire. Quei soldi non finiscono in aperitivi e cazzate varie.
Su molti broker (tipo Scalable Capital) puoi impostare PAC automatici gratis, senza commissioni.
Quanto si guadagna con un PAC? (simulazione realistica)
Facciamo i conti. Numeri veri, non le cazzate che leggi online tipo “diventa ricco con il PAC in 3 anni”.
Simulazione:
- Investimento mensile: 200 euro
- Durata: 10 anni
- Rendimento medio annuo: 7% (storico S&P 500)
- Risultato finale: circa 34.000 euro
Se avessi solo messo da parte quei 200 euro al mese senza investirli, avresti: 24.000 euro.
Differenza: 10.000 euro in più grazie all’interesse composto.
Non male. Ma non ti va in pensione ai Caraibi dopo 10 anni.
Se vuoi guadagnare di più, devi investire di più. Ma deve essere compatibile con il tuo reddito.
E le commissioni?
Le commissioni mangiano i rendimenti, soprattutto se investi somme piccole.
Esempio: investi 100 euro al mese, ma paghi 10 euro di commissione per ogni versamento.
Per recuperare solo i 10 euro di commissioni, il tuo investimento dovrebbe salire del 10% il primo anno. E quello non è guadagno, è solo per pareggiare le commissioni.
Ecco perché è fondamentale usare broker con commissioni basse o nulle sui PAC.
E usare ETF, che hanno costi di gestione bassissimi (0,15-0,30% annuo) rispetto ai fondi comuni (1-2% o più).
Strategie di PAC: non tutti i PAC sono uguali
Ok, hai deciso di fare un PAC. Ma su cosa?
Strategia 1: Solo azionario (aggressivo)
100% ETF azionario globale.
Pro: Rendimenti potenzialmente più alti nel lungo periodo.
Contro: Più volatile. Nei periodi di crisi vedi rosso ovunque.
Adatto a chi ha meno di 40 anni e può permettersi di aspettare.
Strategia 2: Mix azioni + obbligazioni (bilanciato)
La strategia 60/40 è una delle più famose:
- 60% azioni
- 40% obbligazioni
Le obbligazioni stabilizzano. Quando le azioni scendono, le obbligazioni (storicamente) tengono meglio o addirittura salgono.
Ma attenzione: nel 2022 sia azioni che obbligazioni sono scese. Non è una garanzia.
Strategia 3: Percentuale di obbligazioni = età
Un’altra strategia comune: la percentuale di obbligazioni dovrebbe essere pari alla tua età.
Esempio: hai 30 anni → 30% obbligazioni, 70% azioni.
Man mano che invecchi, aumenti la parte obbligazionaria (più stabile) e riduci quella azionaria (più rischiosa).
Perché? Perché a 60 anni non puoi permetterti di vedere il portafoglio crollare del 40%. A 30 anni, hai tempo per recuperare.
Ribilanciamento: non puoi stare fermo per 10 anni
Anche con un PAC automatico, ogni tanto devi ribilanciare.
Esempio: hai deciso per un 60/40 (azioni/obbligazioni).
Dopo due anni, le azioni sono salite molto, le obbligazioni poco. Ora il tuo portafoglio è 70/30.
Cosa fai? Riporti a 60/40. Vendi un po’ di azioni e compri obbligazioni.
Sembra controintuitivo (vendere quello che va bene?), ma ti obbliga a “vendere alto e comprare basso”, che è esattamente quello che dovresti fare.
Ogni quanto ribilanciare? Una volta all’anno va benissimo. Non farlo ogni mese, altrimenti stai facendo trading, non investimenti.
I vantaggi psicologici del PAC (che contano più di quanto pensi)
Il PAC non è solo una strategia finanziaria. È anche una strategia psicologica.
Vantaggio 1: Media il prezzo d’acquisto
Se investi tutto oggi e domani il mercato crolla, sei in perdita su tutto il capitale.
Se investi un po’ alla volta, compri sia quando il mercato è alto che quando è basso. Il prezzo medio si livella.
Vantaggio 2: Ti abitua ai crolli
Primo crollo di mercato: panico totale.
Dopo tre crolli: “meh, compro di più a prezzi scontati”.
Il PAC ti abitua a vedere il rosso senza farti prendere dal panico. E questa è una skill fondamentale.
Vantaggio 3: Elimina la tentazione di fare market timing
“Aspetto che scenda per comprare.”
Spoiler: non scende mai quando vuoi tu. E intanto il mercato sale e tu stai fuori.
Il PAC elimina questo problema. Compri sempre, a prescindere.
Ma ci sono anche svantaggi
Non è tutto oro. Il PAC ha anche difetti.
Svantaggio 1: Guadagni meno se il mercato sale costantemente
Se il mercato sale per 10 anni dritti (improbabile ma possibile), il PIC avrebbe reso di più. Perché tutto il capitale avrebbe beneficiato della salita sin dall’inizio.
Svantaggio 2: Richiede disciplina
Devi continuare a versare anche quando tutto va male. Anche quando leggi sui giornali che è la fine del mondo.
Se salti versamenti per paura, il PAC non funziona.
Svantaggio 3: Se scegli il sottostante sbagliato, sei fottuto
Immagina fare un PAC sulla Cina per 5 anni. Guarda i principali indici cinesi nell’ultimo quinquennio. Tutti in perdita.
Sì, magari tra 10 anni recuperano. Ma resistere 5 anni con il portafoglio sempre in rosso? Durissimo.
Ecco perché il sottostante è fondamentale. Non fare PAC su roba speculativa o su singoli paesi emergenti. Meglio ETF globali diversificati.
Quanto investire? (domanda da un milione di euro)
Non esiste una cifra che va bene per tutti.
Dipende da:
- Reddito
- Tasso di risparmio
- Altri investimenti
- Obiettivi
Se investi 50 euro al mese, va benissimo per iniziare. Ma non aspettarti di diventare ricco.
Se investi 500 euro al mese, dopo 10 anni (con rendimento 7%) arrivi a circa 85.000 euro. Meglio, ma ancora non vai in pensione.
L’importante è essere realistici. Il PAC non è magia. È un modo intelligente per accumulare capitale nel tempo, niente di più.
PAC su più ETF: attenzione ai doppioni
Molti fanno PAC su più ETF per diversificare. Buona idea, ma attenzione.
Se compri:
- ETF sull’S&P 500
- ETF MSCI World
Non sei molto più diversificato. Il World è al 60% USA. Stai comprando quasi la stessa roba due volte.
Prima di aggiungere un secondo ETF, controlla che non ci siano sovrapposizioni significative. Altrimenti stai solo pagando commissioni in più per niente.
Ricapitolando
Il PAC è uno strumento ottimo per chi:
- Non ha grosse somme da investire subito
- Vuole ridurre il rischio psicologico
- Vuole investire in modo automatico senza pensarci
Il PAC NON ti farà:
- Ricco in 3 anni
- Smettere di lavorare dopo 5 anni
- Guadagnare più del PIC (statisticamente)
Ma ti aiuterà a:
- Accumulare capitale nel tempo
- Sfruttare l’interesse composto
- Non farti prendere dal panico durante i crolli
- Costruire disciplina finanziaria
Nella prossima lezione parliamo di analisi fondamentale: come capire se un’azienda vale davvero quello che costa, come leggere un bilancio (senza laurea in economia), e quali sono i parametri chiave da guardare.
Ci vediamo lì.