Warren Buffett, patrimonio da oltre 100 miliardi di dollari, ha detto più volte che il 99% delle persone dovrebbe semplicemente investire in ETF invece di cercare di battere il mercato.
E ha ragione.
Gli ETF sono probabilmente l’invenzione più importante in ambito finanziario degli ultimi decenni. Hanno democratizzato la finanza, permettendo anche a chi ha pochi soldi di investire in modo diversificato e a basso costo.
Oggi ti spiego cosa sono, come funzionano, e soprattutto come sceglierli senza farti fregare dai dettagli tecnici che non servono a niente.
Avviso: questa è una lezione densa. Ci sono tanti concetti da capire. Ma se li capisci bene ora, dopo avrai vita facile.
Cosa cuciniamo oggi:
- Cosa sono gli ETF (in parole semplici)
- Perché gli ETF hanno cambiato tutto
- Come funzionano (veramente)
- TER: quanto costa possedere un ETF
- Accumulazione vs Distribuzione
- Replica: fisica, a campionamento, sintetica
- Tracking error: quanto è fedele la replica
- Dimensione del fondo
- Copertura valutaria (hedged)
- Composizione dell’ETF: dove investe davvero
- UCITS: gli ETF “sicuri” per l’Europa
- ETF tematici: ESG, energie rinnovabili, tecnologia
- ETF obbligazionari
- ETC e ETN: simili ma diversi
- Come scegliere un ETF (checklist pratica)
- Ricapitolando
Cosa sono gli ETF (in parole semplici)
ETF sta per Exchange Traded Fund. In italiano: fondo negoziato in borsa.
Un ETF è un fondo comune di investimento che viene scambiato in borsa come una normale azione. La differenza? Dentro un ETF non c’è una singola azione, ma un paniere di titoli che replica un indice.
Esempio: compri un ETF sull’S&P 500. Con un solo acquisto, possiedi (indirettamente) tutte le 500 aziende più grandi d’America.
Facile, no?
Il bello è che gli ETF non sono gestiti attivamente. Non c’è un gestore che cerca di battere il mercato (e che si fa pagare un sacco di soldi per farlo). L’ETF si limita a copiare l’indice. Se l’S&P 500 sale del 10%, il tuo ETF sale del 10%.
Questo si chiama gestione passiva. E storicamente, nella maggior parte dei casi, batte la gestione attiva.
Perché gli ETF hanno cambiato tutto
Prima degli ETF, se volevi diversificare dovevi comprare singole azioni una per una. Costoso, complicato, pieno di commissioni.
Oppure compravi fondi comuni gestiti attivamente, che però avevano costi altissimi (1-2% annuo o più) e raramente battevano il mercato.
Gli ETF hanno risolto entrambi i problemi:
Costi bassi: Tipicamente tra lo 0,15% e lo 0,30% annuo. Alcuni anche meno.
Diversificazione automatica: Con un solo acquisto hai dentro centinaia o migliaia di titoli.
Flessibilità: Li compri e vendi come azioni, in qualsiasi momento durante la giornata.
Nel 2022 si è raggiunto il numero record di 10 trilioni di dollari investiti in ETF a livello globale. Sempre più persone li usano, e per buone ragioni.
Come funzionano (veramente)
Gli ETF vengono creati da società di gestione degli investimenti come BlackRock (iShares), Vanguard, Amundi, Invesco, e molte altre.
Queste società depositano documenti presso gli enti di controllo dei mercati finanziari, rispettano normative rigide, e garantiscono trasparenza sulla composizione del fondo.
Poi l’ETF viene quotato in borsa e chiunque può comprarlo tramite banca o broker.
Ma ecco la domanda: perché esistono così tanti ETF se gli indici da replicare non sono tantissimi?
Perché non tutti gli ETF sono uguali. Anche se replicano lo stesso indice, possono differire per:
- Politica di distribuzione (accumulazione o distribuzione)
- Tipo di replica (fisica, a campionamento, sintetica)
- Copertura valutaria
- Costi (TER)
- Dimensione del fondo
- Emittente
Vediamoli uno per uno.
TER: quanto costa possedere un ETF
TER sta per Total Expense Ratio. È il costo annuale per possedere l’ETF.
Include commissioni di gestione, commissioni di vendita, e altre spese. Non include però il costo di acquisto (lo spread bid-ask), che è il piccolo margine che guadagna il broker quando compri.
Un TER basso è meglio. Ovvio.
Ma attenzione: un TER più alto potrebbe essere giustificato se l’ETF offre servizi aggiuntivi (copertura valutaria, replica più accurata, etc.).
Esempio:
- ETF sull’S&P 500 senza copertura valutaria: TER 0,07%
- ETF sull’S&P 500 con copertura valutaria: TER 0,20%
Il secondo costa di più, ma ti protegge dal rischio cambio euro/dollaro.
Accumulazione vs Distribuzione
Abbiamo già visto questo concetto nelle lezioni precedenti, ma lo riprendiamo perché è fondamentale.
ETF ad accumulazione (ACC): I dividendi delle azioni dentro l’ETF vengono reinvestiti automaticamente. Non incassi nulla, ma il valore dell’ETF cresce più velocemente.
ETF a distribuzione (DIST): I dividendi ti vengono pagati periodicamente. Li incassi subito, ma paghi subito il 26% di tasse.
Quale scegliere?
Se vuoi far crescere il capitale nel lungo periodo, meglio accumulazione. Sfrutti l’interesse composto e rimandi le tasse.
Se vuoi un’entrata regolare (tipo in pensione), meglio distribuzione.
Nel nome dell’ETF trovi la dicitura “Acc” o “Dist”, così capisci subito quale tipo è.
Replica: fisica, a campionamento, sintetica
Gli ETF possono replicare l’indice in tre modi diversi.
1. Replica fisica totale
L’ETF compra fisicamente tutte le azioni dell’indice che vuole replicare.
Esempio: un ETF sull’S&P 500 compra davvero tutte le 500 azioni.
Pro: Replica molto fedele.
Contro: Costoso se l’indice ha tanti titoli.
2. Replica a campionamento
L’ETF compra solo i titoli più rappresentativi dell’indice (di solito i più grandi) e ignora gli altri.
Pro: Meno costi di transazione.
Contro: Replica meno fedele (ma spesso comunque molto buona).
3. Replica sintetica (con SWAP)
L’ETF non compra fisicamente i titoli dell’indice. Usa invece contratti derivati (swap) con un istituto finanziario che gli garantisce il rendimento dell’indice.
Pro: Efficiente per indici complicati o poco liquidi.
Contro: Rischio di controparte. Se l’istituto finanziario fallisce, l’ETF non ha niente in mano.
Quale è meglio?
Dipende. Generalmente, la replica fisica è più sicura. Ma guarda sempre il tracking error (lo vediamo tra poco) per capire quanto bene l’ETF replica l’indice.
Tracking error: quanto è fedele la replica
Il tracking error misura la differenza tra il rendimento dell’ETF e il rendimento dell’indice che replica.
Più è basso, meglio è.
Esempio:
- Indice: +10%
- ETF: +9,8%
- Tracking error: 0,2%
Un tracking error basso significa che l’ETF sta facendo bene il suo lavoro.
A volte, però, l’ETF può rendere più dell’indice. Come è possibile?
Due motivi:
- Prestito titoli: Il gestore presta i titoli dell’ETF ad altri operatori (per vendite allo scoperto) e guadagna una commissione. Questo guadagno va all’ETF.
- Ribilanciamento sfalsato: L’ETF non viene ribilanciato nello stesso momento dell’indice, e questo può portare a piccole differenze di performance.
Dimensione del fondo
La dimensione del fondo è il valore totale del patrimonio investito nell’ETF.
Esempio: l’ETF iShares MSCI World ha oltre 50 miliardi di dollari.
Perché è importante?
Fondi più grandi = costi più bassi. Economie di scala.
Fondi più grandi = più liquidità. Più facili da comprare e vendere.
Un fondo piccolo (sotto i 100 milioni di euro) potrebbe essere meno liquido o rischiare di essere chiuso se non attira abbastanza investitori.
Copertura valutaria (hedged)
Se investi in un ETF che replica azioni americane (in dollari), sei esposto al rischio cambio euro/dollaro.
Se il dollaro si indebolisce rispetto all’euro, anche se le azioni salgono, potresti guadagnare meno (o perdere) una volta riconvertito tutto in euro.
Alcuni ETF offrono copertura valutaria (nel nome trovi la dicitura “Hedged”). Ti garantiscono lo stesso rendimento che avresti in dollari, neutralizzando l’effetto del cambio.
Pro: Elimini il rischio cambio.
Contro: Costa di più (TER più alto).
Vale la pena? Dipende.
Se pensi che l’euro si deprezzerà, meglio senza copertura. Se pensi che si apprezzerà, meglio con copertura.
Oppure, semplicemente accetti il rischio cambio come parte dell’investimento.
Composizione dell’ETF: dove investe davvero
Prima di comprare un ETF, guarda sempre la composizione.
Esempio: prendi un ETF chiamato “MSCI World”. Suona globale, vero?
Guardi la composizione e scopri che:
- Oltre il 60% è investito negli Stati Uniti
- Solo 23 paesi sviluppati (niente emergenti)
- Pesantemente sbilanciato sulla tecnologia
Quindi no, non è così globale come sembra.
Questo non è necessariamente un male. Ma devi saperlo.
Dove trovi queste informazioni? Su siti come Just ETF, che è il “Google degli ETF”. Inserisci il nome dell’ETF e ti dà tutte le info: composizione geografica, settoriale, singole partecipazioni.
UCITS: gli ETF “sicuri” per l’Europa
Se vedi la dicitura UCITS nel nome dell’ETF, significa che rispetta le normative europee.
Gli ETF UCITS devono:
- Garantire trasparenza sulla composizione
- Rispettare limiti di diversificazione (max 20% su un singolo titolo)
- Essere commercializzabili in tutta l’Unione Europea
In pratica, sono più sicuri e regolamentati. Se investi dall’Europa, meglio puntare su ETF UCITS.
ETF tematici: ESG, energie rinnovabili, tecnologia
Negli ultimi anni sono esplosi gli ETF tematici.
ETF ESG (Environmental, Social, Governance): Investono solo in aziende con buone pratiche ambientali, sociali, e di governance.
Funzionano? Secondo uno studio su 10 anni, gli ETF ESG hanno superato le controparti tradizionali nel medio-lungo periodo. Le aziende focalizzate su ESG tendono a essere più innovative, efficienti, e meno rischiose.
Ma attenzione: guarda sempre cosa c’è dentro. Alcuni ETF ESG hanno comunque Apple, Microsoft, Google tra le prime posizioni. Non proprio aziende “alternative”.
ETF su energie rinnovabili: Investono in aziende che producono energia solare, eolica, installano colonnine elettriche, etc.
ETF settoriali: Tecnologia, sanità, finanza, etc.
Sono più rischiosi degli ETF diversificati, perché concentrati su un singolo settore. Se quel settore va male, tu perdi.
ETF obbligazionari
Gli ETF non sono solo azionari. Esistono anche ETF obbligazionari, che investono in obbligazioni.
Utili se vuoi diversificare senza comprare obbligazioni singole di un solo paese o della stessa durata.
Nei parametri di un ETF obbligazionario, guarda il rendimento con e senza dividendi (in questo caso, cedole).
ETC e ETN: simili ma diversi
ETC (Exchange Traded Commodity): Replicano materie prime (oro, petrolio, gas).
Differenze con gli ETF:
- Il sottostante è una materia prima, non azioni o obbligazioni
- La diversificazione si fa anche sulla scadenza dei contratti
- Il tracking error può essere più alto
ETN (Exchange Traded Note): Sono titoli di debito. Quando compri un ETN, hai un credito verso una società.
Se la società fallisce, sei fregato. Sei l’ultimo a essere pagato.
Gli ETN sono spesso usati per criptovalute o per operazioni speculative. Non rispettano le stesse normative degli ETF (possono usare leva superiore a 2x).
Più rischiosi. Non adatti a chi cerca stabilità.
Come scegliere un ETF (checklist pratica)
Ricapitoliamo. Prima di comprare un ETF, controlla:
- TER: Più basso è, meglio è (ma valuta i servizi offerti)
- Dimensione del fondo: Almeno 100 milioni di euro
- Tipo di replica: Fisica è generalmente più sicura
- Tracking error: Più basso, meglio è
- Accumulazione o distribuzione: In base ai tuoi obiettivi
- Copertura valutaria: Valuta se ti serve
- Composizione: Guarda dove investe davvero
- UCITS: Meglio se c’è (per investitori europei)
- Età del fondo: Più vecchio = più dati storici su performance e crisi
Dove trovi tutte queste info? Su Just ETF o sui siti delle società di gestione (iShares, Vanguard, etc.).
Leggi sempre:
- Scheda informativa: Riassunto delle caratteristiche
- KID (Key Information Document): Documento obbligatorio con tutti i dettagli
Ricapitolando
Gli ETF sono fondi che replicano un indice. Non cercano di batterlo, lo copiano.
I vantaggi: Costi bassi, diversificazione automatica, trasparenza, facilità di accesso ai mercati internazionali.
Non tutti gli ETF sono uguali. Anche se replicano lo stesso indice, possono avere TER diversi, tipi di replica diversi, copertura valutaria diversa.
Warren Buffett ha ragione: Il 99% delle persone dovrebbe investire in ETF diversificati invece di cercare di battere il mercato. La maggior parte otterrebbe risultati migliori.
Nella prossima lezione parliamo dei Piani di Accumulo (PAC) nel dettaglio. Come funzionano, quali strategie esistono, come impostarli, e quando ha senso usarli.
Ci vediamo lì.