C’è un errore che fanno in tanti quando iniziano a investire. Comprano un ETF sull’S&P 500, pensano di essere diversificati perché dentro ci sono 500 aziende, e si sentono al sicuro.

Poi arriva una crisi che colpisce gli Stati Uniti e scoprono che quelle 500 aziende crollano tutte insieme.

Sorpresa: non eri diversificato. Eri concentrato su un singolo paese.

Oggi parliamo di diversificazione. Quella vera, non quella che ti raccontano nei video da 30 secondi su Instagram.

Cos’è davvero la diversificazione

Diversificare significa non mettere tutte le uova nello stesso paniere.

Se investi tutto in un’unica azione e quella crolla, hai perso tutto. Se investi in 10 azioni dello stesso settore e quel settore va male, hai comunque perso la maggior parte dei soldi.

La diversificazione serve a spalmare il rischio su più asset che si comportano in modo diverso. Così, se uno va male, gli altri potrebbero andare bene e compensare.

Ray Dalio, uno dei gestori di hedge fund più famosi al mondo, ha detto più volte che la diversificazione è il fattore più importante per investire con successo.

E ci ha costruito sopra strategie come l’All Weather Portfolio, pensato per funzionare in qualsiasi condizione di mercato.

Ma non basta comprare un fondo e pensare di essere a posto.

Diversificazione geografica: non esiste solo l’America

Prendiamo l’S&P 500. Le 500 aziende americane più grandi per capitalizzazione.

Nell’ultimo secolo, l’economia americana ha dominato. Ma chi ti garantisce che continuerà per sempre?

Tutte le economie seguono cicli. Gli Stati Uniti potrebbero rimanere la prima potenza economica per decenni, oppure no. Non lo sappiamo.

Se investi solo lì, sei completamente esposto a quello che succede in quel paese: politica, economia, tasse, crisi.

Confrontiamo due indici: S&P 500 (USA) ed Eurostoxx 50 (Europa).

Ultimo anno: Le azioni europee hanno retto meglio la crisi rispetto a quelle americane.

Ultimi 5 anni: Le azioni americane hanno fatto +60%, quelle europee +23%.

Vedi? I mercati si muovono in modo diverso. In certi periodi vince uno, in altri periodi vince l’altro.

Se avessi investito solo in Europa negli ultimi 5 anni, avresti guadagnato meno. Ma se avessi investito solo in America nell’ultimo anno, avresti perso di più.

Morale: non puoi sapere quale mercato andrà meglio nei prossimi anni. Quindi, diversifichi.

Non tutti i fondi “globali” sono davvero globali

Potresti pensare: “Ok, compro un fondo globale e problema risolto.”

Non è così semplice.

Guarda questo esempio. Prendi un fondo che dal nome sembra investire in tutto il mondo. Leggi bene la descrizione e scopri che investe solo in 23 paesi sviluppati. Niente paesi emergenti.

Ma non è finita. Vai a vedere la composizione effettiva del fondo e scopri che oltre il 60% è concentrato sugli Stati Uniti.

Quindi, se compri questo fondo pensando di essere diversificato globalmente, in realtà sei ancora pesantemente esposto sull’America.

Questo non è necessariamente un male. Le grandi aziende americane spesso hanno ricavi da tutto il mondo. E negli ultimi anni hanno performato benissimo.

Il punto è: devi sapere cosa stai comprando.

Se compri un ETF sull’S&P 500 e un fondo “globale” che è al 60% USA, stai comprando due volte la stessa cosa. Se l’economia americana va male, entrambi crollano.

Rischio valutario: il cambio che ti frega quando meno te lo aspetti

Ogni volta che investi fuori dall’area euro, ti esponi al rischio cambio.

Noi paghiamo le bollette in euro. Se investi in azioni americane quotate in dollari, quando vendi devi riconvertire tutto in euro.

Se nel frattempo l’euro si è rafforzato sul dollaro, guadagni meno (o perdi di più). Se si è indebolito, guadagni di più.

Esempio pratico: guarda il cambio dollaro/euro negli ultimi 5 anni. Oscillazioni ci sono, ma relativamente contenute. Ora guarda il cambio rupia indiana/euro. Oscillazioni molto più marcate e frequenti.

Perché? Paesi sviluppati (USA, Europa) hanno valute più stabili. Paesi emergenti (India, Brasile) hanno valute più volatili.

Possedere più valute può essere una buona idea. Se l’euro si deprezza, le tue altre valute compensano. Se l’euro si apprezza, guadagni un po’ meno sugli investimenti esteri, ma non è la fine del mondo.

Il rischio valutario nascosto

C’è un altro tipo di rischio cambio che molti non considerano.

Prendiamo un’azienda americana che vende molto in Europa. Se il dollaro si rafforza sull’euro, quella azienda guadagnerà meno (perché i ricavi europei, convertiti in dollari, valgono meno).

Risultato: hai investito in un’azienda americana, quindi pensi di essere esposto al dollaro, ma in realtà sei esposto anche all’euro.

Come proteggersi?

Esistono ETF con copertura valutaria. Ti garantiscono lo stesso rendimento che avresti nella valuta originale, anche se investi in euro.

Esempio: un fondo che replica l’S&P 500 con copertura valutaria ti dà lo stesso rendimento che avresti in dollari, neutralizzando l’effetto del cambio euro/dollaro.

Utile? Dipende. Se pensi che l’euro si deprezzerà, meglio senza copertura. Se pensi che si apprezzerà, meglio con copertura.

Oppure, semplicemente accetti il rischio cambio come parte dell’investimento.

Diversificazione per settore: non mettere tutto sulla tecnologia

Non basta diversificare geograficamente. Devi anche diversificare per settore.

Se investi tutto in aziende tech e il settore tecnologico crolla, sei fottuto.

Esempio concreto: 2022, anno nero per i social network.

Le incertezze economiche hanno fatto crollare le spese pubblicitarie. Risultato? Meta e Snapchat hanno perso oltre il 70% del valore rispetto all’inizio dell’anno.

Se avevi entrambe in portafoglio pensando di essere diversificato, ti sei ritrovato con perdite enormi su entrambe. Perché? Perché sono due aziende dello stesso settore che rispondono allo stesso modo agli stessi eventi.

Questo si chiama correlazione.

Se due asset sono altamente correlati, significa che si muovono allo stesso modo. E quindi, averli entrambi in portafoglio non riduce il rischio.

Correlazione nascosta

A volte la correlazione non è ovvia.

Esempio: investi in Apple e in Foxconn (il principale produttore di dispositivi Apple).

Se Apple ha problemi e deve tagliare la produzione, Foxconn perde ordini. Entrambe le azioni scendono.

Altro esempio: Intesa Sanpaolo ha tanti BTP italiani nel suo portafoglio. Se lo spread sui BTP sale, Intesa ne risente. Se hai sia Intesa che BTP in portafoglio, potresti pensare di essere diversificato (azioni + obbligazioni), ma in realtà i due asset sono collegati.

Diversificazione per dimensione: small cap vs big cap

Le aziende vengono classificate per capitalizzazione di mercato (il valore totale delle azioni in circolazione).

Small cap: 300 milioni – 2 miliardi di dollari
Mid cap: 2 – 10 miliardi di dollari
Big cap: oltre 10 miliardi di dollari

Le small cap crescono più velocemente nei periodi di stabilità economica (è più facile raddoppiare quando sei piccolo). Ma sono più fragili nelle crisi (meno forza economica, meno accesso al credito).

Le big cap sono più stabili, ma crescono più lentamente.

L’S&P 500 è un indice di big cap. L’S&P 600 è un indice di small cap. Nei periodi positivi, il 600 spesso batte il 500. Nei periodi di crisi, il 500 regge meglio.

Diversificazione per strumento: azioni, obbligazioni, materie prime

Non investire solo in azioni. Le obbligazioni, ad esempio, storicamente si comportano in modo opposto alle azioni.

Nei periodi positivi del ciclo economico, le azioni vanno bene. Nei periodi di crisi, le obbligazioni (soprattutto quelle nuove emesse) tendono a performare meglio.

Ma attenzione: la correlazione può cambiare.

Nel 2022, sia azioni che obbligazioni hanno registrato risultati negativi. Anno anomalo. Chi aveva diversificato tra le due asset class ha comunque perso.

Quindi sì, la diversificazione riduce il rischio, ma non lo elimina. E a volte riduce anche i guadagni potenziali.

Come diversificare senza impazzire

A questo punto potresti pensare: “Ok, ma devo comprare centinaia di titoli diversi per diversificare?”

No. Per fortuna esistono gli ETF.

Gli ETF sono fondi che ti permettono di comprare decine o centinaia di titoli con un solo acquisto. Risparmi tempo, risparmi commissioni, e ottieni diversificazione automatica.

Esempio: compri un ETF globale che investe in azioni di tutto il mondo. Con un solo acquisto hai esposizione su migliaia di aziende in decine di paesi.

Oppure combini diversi ETF: uno sull’azionario globale, uno sulle obbligazioni, uno sulle materie prime.

Ne parleremo meglio nella prossima lezione, ma intanto sappi che diversificare non significa per forza comprare 50 titoli singoli.

Ricapitolando

Ogni investimento comporta un rischio. La diversificazione lo riduce, spalmandolo su più asset. Ma riduce anche i guadagni potenziali.

Diversificare tra asset poco correlati. Se compri due azioni dello stesso settore, non sei diversificato. Se compri azioni e obbligazioni, forse sì.

Non c’è limite alla diversificazione. Geografia, settore, dimensione, valuta, durata… puoi diversificare su tutto. Ma non esagerare, altrimenti non capisci più cosa hai in portafoglio.

Non investire in ciò che non conosci solo per diversificare. Come ha detto Peter Lynch, investi solo in ciò che capisci. Se non sai cosa fa un’azienda o un settore, meglio evitare.

La diversificazione è importante. Ma non è una formula magica che ti protegge da tutto. È solo un modo per ridurre il rischio e dormire un po’ più tranquillo.

Nella prossima lezione parliamo degli ETF: cosa sono, come funzionano, quali scegliere, e perché sono diventati lo strumento preferito da milioni di investitori.

Ci vediamo lì.

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