Le obbligazioni. I bond. Quell’altra metà del mondo degli investimenti di cui tutti parlano ma nessuno ti spiega veramente.

Azioni ok, quelle sono fighe. Compri pezzi di aziende, sali sulla giostra, Tesla +1000%, Amazon che ti fa ricco. Le obbligazioni invece? Noiose. Rendono poco. E negli ultimi anni hanno fatto pure cagare.

Allora perché parlarne?

Perché se vuoi un portfolio serio, bilanciato, che non ti fa impazzire quando crolla tutto, devi capire cosa sono i bond. Anche se poi decidi di non comprarli.

Facciamo chiarezza. Da zero.

Cos’è un bond (in parole umane)

Un bond è un prestito. Fine.

Tu presti soldi a qualcuno (un governo, un’azienda), e quella persona ti promette di restituirteli con gli interessi dopo un certo periodo.

Esempio concreto: presti 100 euro allo Stato Italiano. Lo Stato ti dice: “Ok, tra 5 anni ti ridò 100 euro più 10 euro di interessi. Totale: 110 euro.”

Questo è un bond. Un contratto di prestito.

Gli ingredienti sono sempre gli stessi:

  • Importo prestato (100 euro)
  • Durata del prestito (5 anni)
  • Interessi promessi (10 euro, cioè 2% annuo)
  • Rischio (quanto è probabile che ti restituiscano i soldi?)

Semplice, no? Allora perché i bond sono complicati?

Perché il prezzo di un bond cambia continuamente. E questo fotte la gente.

Il rischio: e se non mi ridanno i soldi?

Prima di andare avanti, un punto fondamentale: non è detto che ti ridiano i soldi.

Se presti soldi alla Germania, probabilmente te li ridanno. Se presti soldi a un’azienda fallita, forse no.

Per questo esistono le agenzie di rating (tipo Moody’s, Standard & Poor’s) che danno un voto ai debitori.

I voti vanno da AAA (super affidabile) a D (praticamente fallito).

Sopra BBB- si chiama “investment grade” (investibile). Sotto BBB- si chiama “junk bond” o “high yield bond” (spazzatura ad alto rendimento).

Logica base: più il debitore è affidabile, meno interessi ti offre. Più è un ciarlatone, più ti promette rendimenti alti (per convincerti a prestargli soldi).

Esempio:

  • Germania (AAA): ti offre l’1% annuo
  • Italia (BBB): ti offre il 3% annuo
  • Azienda quasi fallita (CCC): ti offre il 10% annuo

Quale scegli? Dipende da quanto rischio vuoi prendere.

Se un bond promette rendimenti altissimi senza rischio, è una bugia. Più rende, più rischi.

Chi emette bond?

Ci sono tre categorie principali:

1. Bond governativi: emessi da Stati o governi. In Italia sono i BTP, i BOT, i CCT. In America sono i Treasury. Sono considerati i più sicuri (a meno che il governo non fallisca, tipo Argentina o Grecia).

2. Bond corporate: emessi da aziende quotate in borsa. Apple, Google, Tesla possono emettere bond. Sono più rischiosi dei governativi, ma spesso rendono di più.

3. Bond di aziende private: emessi da aziende non quotate. Ancora più rischiosi, ma potenzialmente più redditizi.

In generale: governo > azienda quotata > azienda privata in termini di sicurezza.

Ma attenzione: ci sono aziende (tipo Interactive Brokers, il mio broker) che hanno un rating migliore dell’Italia. Quindi non è una regola ferrea.

Come funziona il prezzo di un bond

Ed eccoci al punto chiave. Quello che fotte tutti.

Mettiamo che compri un bond oggi. Paghi 100 euro. Lo Stato ti promette 110 euro tra 5 anni. Rendimento: 2% annuo.

Tutto bene, no? Aspetti 5 anni, prendi i tuoi 110 euro, fine.

Ma.

E c’è sempre un ma.

E se domani i tassi di interesse salgono?

Mettiamo che domani lo Stato emette nuovi bond, stessa durata (5 anni), ma promette 115 euro invece di 110. Rendimento: 3% annuo invece di 2%.

Cosa succede al tuo bond vecchio?

Vale meno.

Perché se io posso comprare un bond nuovo al 3%, perché dovrei comprare il tuo vecchio bond al 2%? Non ha senso.

Quindi se tu vuoi vendere il tuo bond sul mercato secondario, devi abbassare il prezzo. Magari lo vendi a 95 euro invece di 100.

Regola fondamentale: quando i tassi salgono, i bond vecchi perdono valore. Quando i tassi scendono, i bond vecchi guadagnano valore.

Duration: l’effetto leva dei bond

Ora viene la parte matematica (ma semplice, promesso).

La duration è la lunghezza del bond. Quanto tempo manca alla scadenza.

E qui c’è un’altra regola chiave: più è lunga la duration, più il bond è sensibile ai cambiamenti di tassi.

Esempio pratico:

Bond a 1 anno: i tassi salgono dell’1%. Il tuo bond perde circa l’1% di valore.

Bond a 30 anni: i tassi salgono dell’1%. Il tuo bond perde il 20-30% di valore.

Sì, hai letto bene. Un bond a lunga scadenza può perdere il 30% se i tassi salgono di poco.

È un effetto leva. E funziona anche al contrario: se i tassi scendono, i bond a lunga scadenza guadagnano tantissimo.

Numeri concreti (semplificati):

  • Compri un bond a 30 anni. Paghi 41 euro oggi, ti promettono 100 euro tra 30 anni. Rendimento: 3% annuo.
  • Dopo un anno, i tassi scendono al 2%.
  • Il tuo bond ora vale 57 euro. Hai guadagnato il 36% in un anno.

Wow, figata! Ma…

  • Se invece i tassi salgono al 5%, il tuo bond vale 24 euro. Hai perso il 40%.

Ecco perché i bond a lunga scadenza sono volatili. Hanno un effetto leva nascosto.

Portare a scadenza vs vendere prima

Punto importante: se porti il bond a scadenza, il prezzo intermedio non conta.

Esempio: compri un bond a 100 euro che ti promette 110 tra 5 anni. Dopo 2 anni il prezzo crolla a 90. Ti caghi sotto?

No. Perché se lo tieni fino alla scadenza, tra 3 anni prendi comunque 110 euro (a meno che il debitore non fallisca).

Il prezzo di mercato conta solo se devi vendere prima della scadenza.

Ma qui sta il problema degli ETF di bond…

ETF di bond vs bond singoli: la differenza cruciale

Comprare un bond singolo e portarlo a scadenza ti dà un rendimento garantito (nominale, escluso rischio default).

Comprare un ETF di bond no.

Perché? Perché l’ETF non porta i bond a scadenza. Li compra e li vende continuamente per mantenere una strategia.

Esempio: ETF di bond 1-5 anni. Compra bond che hanno tra 1 e 5 anni di scadenza. Quando un bond arriva sotto 1 anno, lo vende e ne compra uno nuovo a 5 anni.

Risultato: non hai mai un rendimento garantito. Sei sempre esposto alle fluttuazioni di prezzo.

Questo è un punto che pochi capiscono. Un ETF di bond non è come comprare un bond e tenerlo. È una strategia attiva di rolling (rotazione).

Perché oggi i bond fanno schifo

Arriviamo al punto dolente. Perché oggi (2023-2025) i bond sono così poco attraenti?

Tre motivi:

1. Per anni i tassi sono stati a zero (o negativi)

Dal 2008 al 2021, le banche centrali hanno tenuto i tassi a zero per stimolare l’economia. Risultato: i bond rendevano zero. O meno di zero.

Comprare un bond svizzero a tasso negativo significa: presto 100 franchi, tra 5 anni mi ridanno 98 franchi. Perdo soldi garantito.

Una follia. Ma è successo davvero.

2. L’inflazione ha mangiato tutto

Anche quando i bond rendevano il 2-3%, l’inflazione era al 7-8%. Risultato: perdevi potere d’acquisto.

Hai guadagnato il 3% nominale, ma hai perso il 5% reale. Bella merda.

3. Nel 2022 i tassi sono risaliti velocemente

Quando le banche centrali hanno alzato i tassi per combattere l’inflazione, i bond esistenti sono crollati. Perché chi comprava bond nuovi al 4% non voleva i tuoi vecchi bond al 2%.

Risultato: nel 2022 i bond hanno perso il 7-10%. Una cosa quasi mai vista.

E la gente che pensava “i bond sono sicuri” si è presa una bella botta.

Ha ancora senso avere bond nel portfolio?

Bella domanda. Non lo so.

Storicamente, i bond servivano a due cose:

  1. Stabilizzare il portfolio: quando le azioni crollavano, i bond tenevano (o salivano).
  2. Dare un rendimento predicibile: anche se basso, era sopra l’inflazione.

Oggi nessuna delle due funzioni è garantita.

Nel 2022, azioni e bond sono crollati insieme. E i rendimenti sono ancora bassi rispetto all’inflazione (anche se stanno risalendo).

Quindi?

La mia opinione personale (controversa):

  • Se hai meno di 40 anni, forse puoi fare a meno dei bond. 90-100% azioni, stop.
  • Se hai 40-60 anni, un 10-30% di bond può avere senso per stabilizzare psicologicamente.
  • Se hai più di 60 anni e sei vicino alla pensione, i bond sono necessari. Non puoi permetterti un -40% sulle azioni.

Ma non è verità assoluta. È solo la mia visione.

Come scegliere ETF di bond (se proprio vuoi)

Se decidi di comprare bond, probabilmente lo farai tramite ETF (più semplice che comprare bond singoli).

Cosa guardare?

1. Duration: breve (0-3 anni), media (3-7 anni), lunga (7+ anni). Più è lunga, più è volatile.

2. Tipo di emittente: governativi, corporate, misto. I governativi sono più sicuri, i corporate rendono di più.

3. Rating: investment grade (sicuri) o high yield (rischiosi). Gli high yield rendono molto di più, ma possono fallire.

4. Valuta: euro, dollari, franchi. Se compri bond in dollari e il dollaro crolla, perdi. A volte ha senso il currency hedging (copertura valutaria).

5. TER: i costi. Come sempre, più bassi è meglio.

Esempi pratici:

  • ETF bond governativi USA 1-3 anni: sicuro, poco volatile, rende poco
  • ETF bond corporate europei 5-10 anni: medio rischio, media volatilità, rende medio
  • ETF bond high yield: alto rischio, alta volatilità, rende tanto (forse)

La mia strategia personale (non è un consiglio)

Io ho circa il 15-20% del portfolio in bond. Divisi così:

  • Bond governativi USA breve termine (1-3 anni)
  • Bond aggregati mondiali
  • Un po’ di bond emergenti (rischiosi)
  • Un po’ di bond high yield (ancora più rischiosi)

Perché? Non perché credo che renderanno tanto. Ma perché psicologicamente mi aiutano a dormire meglio quando le azioni crollano.

È razionale? Forse no. Ma funziona per me.

Currency hedging: sì o no?

Nel mondo azionario, il currency hedging (copertura valutaria) è inutile. Anzi, controproducente.

Perché se compri azioni di aziende globali, sono già naturalmente protette. Se il dollaro crolla, le aziende USA che vendono in Europa guadagnano di più in dollari. Compensazione automatica.

Ma nei bond è diverso. Perché il bond ti promette una cifra esatta in una valuta specifica.

Esempio: compri un bond USA che ti promette 110 dollari tra 5 anni. Se il dollaro crolla del 50%, quei 110 dollari valgono molto meno in euro.

Quindi nei bond, il currency hedging può avere senso. Ma costa (circa 0,5-1% annuo). E in un mondo dove i bond rendono il 2-3%, perdere l’1% per il hedging fa male.

La mia regola: se investi in bond della tua valuta (euro per europei, franchi per svizzeri), evita il problema. Se vai fuori, valuta il hedging.

Ricapitolando: i concetti chiave

✓ Un bond è un prestito. Tu presti, loro ti ridanno con interessi.

✓ Il rischio conta: più è rischioso, più rende (in teoria).

✓ Il prezzo del bond cambia se cambiano i tassi di interesse.

✓ Duration lunga = più volatilità (effetto leva).

✓ Se porti il bond a scadenza, il prezzo intermedio non conta.

✓ Gli ETF di bond NON portano a scadenza. Sono strategie attive.

✓ Oggi i bond rendono poco e sono stati volatili. Non è scontato che servano.

✓ Se hai meno di 40 anni, forse puoi farne a meno. Se hai più di 60, sono necessari.

E adesso?

Hai capito cosa sono i bond. Hai capito perché oggi fanno meno schifo di prima (ma ancora non brillano). Hai capito quando potrebbero avere senso nel tuo portfolio.

Ma c’è ancora un’altra domanda importante: investire tutto subito (lump sum) o un po’ alla volta (dollar cost averaging)?

Matematicamente, lump sum vince. Ma psicologicamente? È un altro discorso.

Ne parliamo nel prossimo articolo.

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