Hai capito come comprare ETF. Hai fatto il tuo primo acquisto. Ora la domanda è: va bene mettere tutto in azioni? O dovrei avere anche obbligazioni? E quanto cash tenere da parte?

Questa è l’asset allocation. Ed è probabilmente la decisione più importante che prenderai come investitore.

Più importante della scelta del broker. Più importante della scelta del singolo ETF. Più importante del timing di ingresso.

L’asset allocation determina l’80% dei tuoi rendimenti e l’80% del tuo rischio. Il resto sono dettagli.

Cos’è l’asset allocation

Asset allocation significa decidere quanto del tuo patrimonio investire in ciascuna categoria di asset (asset class).

Le asset class principali sono:

  • Azioni (stocks): parti di aziende
  • Obbligazioni (bonds): prestiti che fai a governi o aziende
  • Liquidità (cash): soldi fermi sul conto
  • Immobiliare: case, appartamenti, REIT
  • Materie prime: oro, petrolio, etc.
  • Criptovalute: Bitcoin, Ethereum, etc.

La tua asset allocation potrebbe essere, ad esempio:

  • 70% azioni
  • 20% obbligazioni
  • 10% liquidità

Oppure:

  • 100% azioni
  • 0% obbligazioni
  • 0% liquidità (escluso il fondo di emergenza)

Oppure:

  • 40% azioni
  • 40% obbligazioni
  • 10% liquidità
  • 10% oro

Non esiste la risposta giusta. Dipende da te. Dalla tua età, dai tuoi obiettivi, dalla tua tolleranza al rischio, dal tuo orizzonte temporale.

Ma ci sono delle linee guida. E di quelle parliamo.

Le asset class: cosa sono e come funzionano

Prima di decidere quanto allocare in ciascuna, devi capire cosa sono.

Azioni: sono pezzi di aziende. Quando compri azioni (o ETF azionari), stai comprando pezzi di produttività umana. Le aziende producono, vendono, fanno profitti. E tu prendi una fetta di quei profitti.

Storicamente, le azioni hanno reso il 7-8% annuo (circa 5% reale, tolto inflazione). Con alta volatilità. Alcuni anni +30%, altri anni -40%.

Obbligazioni: sono prestiti. Tu presti soldi a un governo o a un’azienda, loro ti pagano un interesse fisso (cedola) e ti restituiscono il capitale a scadenza.

Storicamente, le obbligazioni hanno reso il 3-4% annuo (circa 1-2% reale). Con bassa volatilità.

Liquidità: sono soldi fermi. Sul conto corrente o in un conto deposito. Rendono zero o quasi. Perdono valore per inflazione. Ma sono disponibili subito se ti servono.

Immobiliare: case, appartamenti. Puoi investirci direttamente (comprando una casa) o tramite REIT (ETF che possiedono immobili). Rendimenti storici simili alle azioni, ma meno liquidi e più lavoro attivo.

Materie prime: oro, petrolio, grano. Hanno alta volatilità, rendimenti storici bassi, e servono più come protezione che come investimento.

Criptovalute: Bitcoin e compagnia. Altissima volatilità, storia brevissima, valore intrinseco discutibile. Alcuni ci credono, altri pensano sia aria fritta.

Ora, qual è la combinazione giusta per te?

Il trade-off fondamentale: rendimento vs rischio

Il principio base dell’asset allocation è questo: più rendimento vuoi, più rischio devi accettare.

Le azioni rendono di più delle obbligazioni. Ma sono molto più volatili. Puoi perdere il 40% in un anno.

Le obbligazioni rendono poco. Ma sono stabili. Difficilmente perdi il 20%.

La liquidità non rende niente. Ma non perde mai valore nominale (perde per inflazione, ma non crolla del 30% in un mese).

Quindi la domanda è: quanto rischio sei disposto a prendere per avere rendimenti più alti?

Se sei giovane, hai 40 anni davanti, e uno stipendio stabile, puoi permetterti di andare 100% azioni. Se crolla il 40%, pazienza. Hai tempo per recuperare.

Se hai 60 anni, sei vicino alla pensione, e ti servono quei soldi tra 5 anni, non puoi permetterti un -40%. Meglio essere più conservativi.

La regola dei 120 (o 110, o 100)

C’è una vecchia regola nel mondo degli investimenti che dice:

Percentuale in azioni = 120 – la tua età

Se hai 30 anni: 120 – 30 = 90% in azioni, 10% in obbligazioni.

Se hai 50 anni: 120 – 50 = 70% in azioni, 30% in obbligazioni.

Se hai 70 anni: 120 – 70 = 50% in azioni, 50% in obbligazioni.

L’idea è che più invecchi, più devi essere conservativo. Perché hai meno tempo per recuperare da un crollo.

Questa regola è un po’ vecchia. Alcuni dicono che oggi, con aspettative di vita più lunghe, dovrebbe essere 130 o anche 140 meno l’età.

Altri dicono che con i tassi di interesse a zero, le obbligazioni non servono più, e puoi andare 100% azioni fino a 50 anni.

Non c’è consenso. Ma il principio di base resta: più sei giovane, più puoi essere aggressivo.

La mia visione personale (controversa)

Io ho 40 anni e sono circa 85% azioni, 15% obbligazioni (più un fondo di emergenza in liquidità).

Perché non 100% azioni? Perché psicologicamente, avere un po’ di obbligazioni mi aiuta a dormire meglio quando il mercato crolla.

Razionalmente, 100% azioni sarebbe meglio. Ma emotivamente, non lo gestisco bene. E l’aspetto psicologico conta più della matematica.

Se fossi più giovane (tipo 25 anni), andrei 100% azioni senza pensarci. Ma a 40 anni, con una famiglia, con tre figlie, preferisco essere un po’ più prudente.

Potrei sbagliarmi. Forse tra 20 anni mi pentirò di non essere andato 100% azioni. O forse no. Non lo so. E va bene così.

Il ruolo della liquidità: il fondo di emergenza

Prima di parlare di azioni e obbligazioni, devi avere un fondo di emergenza in liquidità.

Quanto? Tra 3 e 12 mesi di spese.

Se spendi 2.000 euro al mese, devi avere tra 6.000 e 24.000 euro sul conto corrente o in un conto deposito.

Questo fondo NON va investito. Resta liquido. È lì per le emergenze: ti licenziano, ti si rompe la macchina, devi pagare una spesa medica improvvisa.

Quanto tenere esattamente? Dipende da:

  • Sicurezza lavorativa: se hai un lavoro stabile e la disoccupazione ti copre, bastano 3-6 mesi. Se sei freelance o lavori in proprio, meglio 9-12 mesi.
  • Flessibilità delle spese: se puoi stringere la cinghia facilmente, bastano meno mesi. Se hai spese fisse alte (mutuo, figli), serve più margine.
  • Cash flow: se risparmi 1.000 euro al mese, recuperi velocemente. Se risparmi 100 euro al mese, serve più cuscinetto.

Io personalmente tengo circa 12 mesi di spese in liquidità. È tanto? Forse. Ma mi fa stare tranquillo. E questo vale più di qualche punto percentuale di rendimento in più.

Azioni: la spina dorsale del portfolio

Le azioni sono, a mio avviso, l’asset class più importante per chiunque investa a lungo termine.

Perché? Perché le azioni rappresentano la produttività umana. Quando compri azioni, stai scommettendo che l’umanità continuerà a creare valore.

E storicamente, l’umanità ha sempre creato più valore. Ci sono stati periodi di stagnazione (il Medioevo), ma sul lungo periodo la tendenza è sempre stata verso l’alto.

Le azioni ti proteggono dall’inflazione. Se l’inflazione sale, le aziende aumentano i prezzi, fanno più profitti (in termini nominali), e le azioni salgono.

Le azioni ti danno esposizione globale. Se compri un ETF mondiale, hai pezzi di aziende americane, europee, asiatiche. Se una valuta crolla, le altre compensano.

Le azioni sono liquide. Puoi venderle in qualunque momento (anche se non dovresti).

Il problema? La volatilità. Le azioni vanno su e giù. E quando vanno giù, fanno male.

Se non riesci a gestire un -30% senza vendere in preda al panico, allora non puoi andare 100% azioni. E va bene così.

Obbligazioni: la zavorra del portfolio

Le obbligazioni sono l’asset class più controversa in questo momento storico.

Tradizionalmente, le obbligazioni erano la parte “sicura” del portfolio. Rendevano poco, ma stabilizzavano. Quando le azioni crollavano, le obbligazioni tenevano o salivano.

Oggi le cose sono cambiate. I tassi di interesse sono stati a zero (o negativi) per anni. Le obbligazioni hanno reso zero o quasi. E in alcuni casi hanno perso valore.

Nel 2022, ad esempio, le obbligazioni hanno perso il 7-9%. Una cosa quasi mai vista. Perché? Perché i tassi sono risaliti rapidamente, e quando i tassi salgono, le obbligazioni in circolazione perdono valore.

Allora, ha ancora senso avere obbligazioni?

Dipende. Dipende da cosa ti aspetti per il futuro.

Se credi che i tassi resteranno alti, le obbligazioni di nuova emissione potrebbero tornare interessanti. I Treasury USA a 3 anni, ad esempio, in questo momento danno circa il 3%. Non male, se l’inflazione scende.

Se credi che torneremo a tassi zero, allora le obbligazioni sono inutili. Meglio stare in azioni o liquidità.

Io personalmente ho circa il 15% in obbligazioni. Non perché credo che renderanno tanto, ma perché mi danno stabilità psicologica. Quando le azioni crollano del 20%, vedere che le obbligazioni tengono o perdono solo il 5% mi aiuta a non impazzire.

È razionale? No. Ma funziona per me.

Asset allocation per età: esempi pratici

Facciamo qualche esempio concreto di asset allocation in base all’età e alla situazione.

25 anni, primo lavoro, stipendio stabile

  • 100% azioni (ETF mondo)
  • 0% obbligazioni
  • Fondo emergenza: 3-6 mesi di spese

Sei giovane, hai tempo, puoi permetterti di essere aggressivo. Se crolla, recuperi.

35 anni, famiglia, due stipendi

  • 90% azioni
  • 10% obbligazioni
  • Fondo emergenza: 6 mesi di spese

Ancora giovane, ma con più responsabilità. Un po’ di obbligazioni per stabilizzare.

50 anni, verso la pensione, patrimonio consolidato

  • 70% azioni
  • 30% obbligazioni
  • Fondo emergenza: 6-9 mesi di spese

Meno tempo per recuperare. Più prudenza. Ma ancora abbastanza azioni per crescere.

65 anni, in pensione, vivi di rendita

  • 50% azioni
  • 40% obbligazioni
  • 10% liquidità extra
  • Fondo emergenza: 12 mesi di spese

Devi preservare il capitale. Non puoi permetterti un -40%. Ma devi anche continuare a crescere per compensare l’inflazione.

Queste sono solo linee guida. Non verità assolute. Ognuno deve trovare il proprio equilibrio.

E le altre asset class? Oro, immobiliare, cripto?

Oro: io non investo in oro. Non produce niente, non dà dividendi, il valore è basato solo sulla domanda. Può avere senso come copertura (hedge) contro scenari apocalittici, ma non come investimento principale. Se vuoi, metti il 5-10%. Io passo.

Immobiliare: può avere senso, ma è complicato. Comprare una casa da affittare è un lavoro attivo. I REIT (ETF immobiliari) sono più semplici, ma hanno reso storicamente meno delle azioni e con più correlazione di quanto si pensi. Io non ho immobiliare nel portfolio (esclusa la casa in cui vivo, che non considero investimento).

Criptovalute: altissima volatilità, storia brevissima, valore intrinseco discutibile. Se ci credi, metti il 5-10% massimo. Non di più. Io non ci credo abbastanza per metterci soldi seri. Ma conosco gente che ha il 50% in cripto e dorme tranquilla. Ognuno ha la sua visione.

Come implementare la tua asset allocation

Ok, hai deciso. Vuoi 80% azioni, 20% obbligazioni.

Come lo fai praticamente?

Opzione 1: ETF separati

  • Compri un ETF azionario mondo (tipo VWCE) per l’80%
  • Compri un ETF obbligazionario (tipo un ETF su bond governativi) per il 20%

Opzione 2: ETF bilanciati

Esistono ETF che fanno già il mix per te. Tipo gli ETF Vanguard LifeStrategy:

  • LS80: 80% azioni, 20% obbligazioni
  • LS60: 60% azioni, 40% obbligazioni
  • LS40: 40% azioni, 60% obbligazioni

Sono comodi, ma hanno TER leggermente più alti (circa 0,25%).

Io preferisco fare da solo con ETF separati. Più controllo, costi più bassi.

Il rebalancing: come mantenere l’asset allocation

Hai deciso 80% azioni, 20% obbligazioni. Oggi investi così.

Tra un anno, le azioni sono salite del 20% e le obbligazioni sono rimaste ferme. Ora hai 85% azioni, 15% obbligazioni.

Cosa fai?

Puoi fare rebalancing: vendi un po’ di azioni e compri obbligazioni per tornare a 80/20.

Oppure puoi lasciare andare e non fare niente.

Oppure puoi fare rebalancing “passivo”: quando investi nuovi soldi, li metti tutti in obbligazioni finché non torni a 80/20.

Io faccio rebalancing una volta all’anno, a fine anno. Non è matematicamente ottimale, ma è semplice e funziona.

Altri fanno rebalancing ogni volta che lo sbilanciamento supera il 5%. Altri non lo fanno mai.

Non c’è una risposta giusta. Basta avere una regola e seguirla.

L’errore più grande: cambiare strategia ogni sei mesi

L’errore peggiore che puoi fare è cambiare asset allocation in continuazione.

Oggi 100% azioni. Tra sei mesi il mercato crolla, ti spaventi, vai 50% obbligazioni. Tra un anno il mercato risale, ti penti, torni 100% azioni.

Questa è la ricetta per perdere soldi.

L’asset allocation si decide una volta, si rivede ogni 2-3 anni (o quando cambia qualcosa di importante nella tua vita), e si tiene.

Non si cambia in base all’umore del mercato. Non si cambia perché “sembra che stia per crollare”. Non si cambia perché l’amico ti ha detto che “è il momento delle obbligazioni”.

Si cambia solo se cambiano i tuoi obiettivi, il tuo orizzonte temporale, o la tua tolleranza al rischio.

Ricapitolando: come scegliere la tua asset allocation

  1. Stabilisci il tuo orizzonte temporale: quanto tempo hai prima di aver bisogno di quei soldi?
  2. Valuta la tua tolleranza al rischio: quanto -% riesci a gestire senza vendere in panico?
  3. Considera la tua età: più sei giovane, più puoi essere aggressivo.
  4. Considera la tua situazione: hai un lavoro stabile? Hai altre fonti di reddito? Hai persone a carico?
  5. Scegli una allocazione e mantienila: non cambiarla ogni sei mesi.

La mia regola personale: se non sai cosa fare, parti da 90% azioni, 10% obbligazioni se hai meno di 40 anni. 80/20 se hai 40-50 anni. 70/30 se hai 50-60 anni.

E poi aggiusta in base a come ti senti. Se dormi male la notte, sei troppo aggressivo. Se ti annoi, sei troppo conservativo.

E adesso?

Hai capito cos’è l’asset allocation, hai scelto la tua, sai come implementarla.

Ora la tentazione sarà cambiare idea ogni volta che leggi un articolo o senti un esperto che dice il contrario.

Resistici. Trova la tua strategia, scrivila da qualche parte, e seguila.

Nel prossimo articolo parliamo di errori comuni che fanno i principianti: dal controllare il portfolio ogni giorno al vendere in perdita, fino al credere di poter battere il mercato.

Perché sapere cosa NON fare è importante quanto sapere cosa fare.

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